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Sentiment 01/2019

  “Lo scenario sui mercati si è ulteriormente complicato non solo per le grosse perdite registrate su quasi tutti gli asset , ad eccezione dell’oro e dei bonds governativi USA, ma per i segnali contrastanti che giungono da diversi indicatori e dai recenti dati macroeconomici.”

Questo è quanto scrivevamo in riferimento alla chiusura di dicembre. Ma il mercato,  con inaspettata forza , ha ribaltato la situazione  sui corsi azionari chiudendo un brillante gennaio  non dissipando, tuttavia, i timori  sulla crescita  delle economie . 

In uno scenario con molte ombre e qualche spiraglio di luce proviamo a definire  le strategie future analizzando i nostri consueti indicatori, partendo dall’analisi del  “Sentiment index”  (all.1),  che già fornisce  una valida spiegazione di un così repentino cambiamento di trend.

La negatività  presente sul mercato  a dicembre è stata puntualmente rappresentata dal nostro indicatore che ha messo a segno un minimo significativo coincidente, tra l’altro,  con gli importanti  minimi del 2012 e 2015 da cui l’indice SP500 è  partito al rialzo.

Con perfetto sincronismo l’indice  SP500 (all. 2) ha sperimentato la tenuta dell’importante livello di 2490, più volte da noi segnalato  come spartiacque tra la fine del trend rialzista o il suo proseguimento.  Come si può notare il rilevante supporto ha contenuto , almeno per ora, il ribasso dell’indice e la rinnovata positività si è trasmessa a tutti gli altri indici internazionali.

A fine gennaio il nostro Indice partecipazione borse mondiali (all.3), che racchiude l’andamento di  34 piazze finanziarie, si mantiene saldo nel trend rialzista con il solo l’indice IBEX  ancora sotto performante.

Segnali positivi  giungono anche dall’ Indice SOX (all.4), che ricordiamo essere stato ottimo indicatore anticipatore della crisi del 2000. Anche qui il recupero delle quotazioni è stato immediato riportando ora l’indice a ridosso dei massimi.  E’ del tutto evidente l’effetto  positivo che avrebbe il superamento dei massimi assoluti.

Non possiamo postare, purtroppo, il nostro M.Q. Index in quanto causa chiusura degli uffici federali americani molti dati economici non sono stati pubblicati,  per cui rimanderemo la sua pubblicazione quando si normalizzerà la situazione.

Fin qui i dati positivi ma l’ombra della recessione incombe sulle economie mondiali .

In Europa abbiamo assistito ad una sfilza di dati (CPI, PIL, fiducia) in contrazione da diversi mesi . Stessa dinamica negli USA  e l’ Indicatore di recessione (all.5) si avvia a raggiungere i livelli minimi visti durante l’ultima grande crisi partita nel 2006. Aggiungiamo ora un nuovo grafico, il Ratio 5yr-Fed Fund (all.6), che rappresenta il differenziale tra i tassi dei bond governativi con quelli della FED.  Come è evidente lo spread ha raggiunto il  livello di spread visto nel  2006.

I governatori delle Banche Centrali, consapevoli di quanto  difficile sia il momento per le economie mondiali  potrebbero rallentare, o sospendere (BCE), i  previsti rialzi dei tassi o, in alternativa, inventare un nuovo strumento per iniettare liquidità nel mercato. 

Dalle argomentazioni esposte riteniamo di non mutare la nostra visione sui mercati confermando  il giudizio “Neutral” sul mercato USA e “Underweight”  sugli altri mercati ma con un’avvertenza: le tensioni sui prezzi azionari si sono allentate e, non escludiamo, si possano creare le basi per una prosecuzione del rialzo quindi il suggerimento è di rimanere investiti ma solo su titoli value . Restano inoltre immutate le preferenze per TBond e Oro e in aggiunta suggeriamo il Platino su cui le nostre gestioni hanno  iniziato la copertura .

 

Giorgio Giovannoni

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