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Sentiment 01/2018

La pubblicazione della consueta reportistica cade in  coincidenza di un momento cruciale dei mercati e degli asset d’investimento.

Dopo il mese di gennaio, chiuso con un nuovo massimo dell’indice benchmark,  è iniziata una fase correttiva ancora in fase di sviluppo che ha portato ad una perdita del 10% dell’SP500; per l’indice italiano ciò ha coinciso con un ritracciamento che ha assorbito completamente tutto il rialzo da inizio anno.

Se ciò non fosse  sufficiente,  altri due fattori si sono aggiunti a questa fase turbolenta:  il braccio di ferro tra USA ed EU sulla “corretta” valutazione del cross €/Usd , che ha mandato sulle montagne russe il cambio, e la fuga dai bonds ad alto rischio.

Per spiegare i motivi di questa correzione si è scritto e detto del rischio di un aumento aggressivo dei  tassi da parte FED a fronte di un  rialzo dell’inflazione, oltre i target prefissati. Sappiamo però che l’inflazione non è ancora un elemento di rischio negli USA:  il livello di crescita dei redditi è ancora molto contenuto e non giustificherebbe il rischio di inflazione. Inoltre la politica dei tassi , già  dichiarata dalla Yellen,  prevedeva un rialzo graduale dei tassi, rimanendo tuttavia vigile sulla crescita dell’economia .

Quindi perché questo improvviso capovolgimento? Abbiamo sempre dichiarato l’insostenibilità di una crescita degli indici così repentina, senza correzioni degne di nota. Semplicemente  è avvenuto ciò. Per un affondo così repentino certamente sono stati complici i trading system automatici e gli scatti dei diversi stop loss, posizionati a protezione dei portafogli.

Per comprendere  dove potrà arrivare questa correzione  partiamo dall’analisi del grafico mensile dello SP500 (All. 1), riprendendo quanto scritto nel report di dicembre per individuare i punti  chiave di questa fase.

Il primo livello di supporto  che avevamo individuato era posto a 2567 pts. Tale livello è stato toccato quasi perfettamente, facendo registrare un minimo mensile a 2532, per poi rimbalzare e chiudere il mese ancora nell’area del nuovo canale rialzista che ha come target  3200 pts.  Per considerare ancora in essere il trend rialzista l’indice non dovrà scendere sotto i 2360 pts, corrispondenti al supporto dinamico di lungo periodo.

Analizziamo ora tre indicatori che periodicamente abbiamo pubblicato con un’avvertenza : si tratta di indicatori costruiti su base mensile e pertanto fanno riferimento alla chiusura di gennaio:

  • Indicatore di sentiment (All.2) - l’euforia sui mercati  si è notevolmente ridimensionata riportando l’indicatore in una zona di neutralità, ma ancora lontano dall’area di paura che  fornirebbe un buon segnale di rientro sui mercati;
  • Indicatore andamento borse mondiali (All.3) – misura le variazioni mensili delle principali piazze finanziarie mondiali . L’indicatore è ancora inclinato positivamente e lontano, per il momento, da segnali di debolezza;
  • Indicatore macro USA (All.4) – l’indicatore ha segnalato nel tempo  i punti di svolta del mercato. A gennaio emergono i primi segnali di affaticamento con l’indice M.Q. Idx che ha svoltato al ribasso, senza però aver violato la media mobile a 12 periodi e quest’ultima non abbia forato la media a 21.

Segnalavamo lo scorso mese l’opportunità offerta dal Treasury Bond USA 10yr per un  rendimento a basso rischio. Attualmente lo yield si muove attorno al 2,90% ma c’è ancora spazio fino al 3%.

Con il raggiungimento del target   3%  avremmo un segnale di risk- off .

Giorgio Giovannoni

12/02/2018

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